3 Falsi Miti Su Warren Buffett

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Si parla così tanto di Warren Buffett che spesso non si riesce a capire il confine fra la la verità e la leggenda! Visto che si parla di un uomo con una carriera costellata di incredibili successi finanziari, si tende spesso a pensare che ciò sia dovuto al fatto che non abbia mai commesso errori. Ma, per quanto geniale e lungimirante sia, si tratta sempre di un uomo. E l’uomo non è infallibile! A questo proposito, oggi vedremo alcuni falsi miti che circondano l’aura del grande Warren Buffett.

1. Buffett Non Ha Mai Commesso Errori Negli Investimenti

Anche se Buffett può essere considerato uno dei più grandi investitori del secolo scorso (se non il migliore!), ha commesso e commette errori come qualsiasi altro essere umano. Il fatto è che essi vengono messi meno in risalto. Uno dei suoi errori più grandi fu l’acquisto di azioni privilegiate US Airways nel 1989. Buffett sapeva che la compagnia aerea non presentava margini di sicurezza, ma nonostante ciò investì molto denaro. Generalmente, le compagnie aeree dilapidano enormi quantità di capitali, ma Buffett pensava di essere al sicuro visto l’ottimo dividend yield del 9,25% che Us Airways garantiva su un investimento totale di ben $ 350.000.000. In seguito, però, scoprì che l’azienda non poteva competere con altre compagnie che avevano un rapporto prezzo/qualità migliori. Questo errore costò a Buffett un calo dei dividendi per due anni consecutivi, anche se la perdita totale non fu così ingente (per lui!). Un altro investimento da dimenticare è stata l’acquisizione nel 1993 della Shoe Company Dexter con l’1,6% delle azioni della Berkshire Hathaway. All’inizio, Buffett credeva di aver fatto un ottimo affare visto che la società soddisfava molti dei suoi criteri d’investimento sicuro, ma non aveva fatto bene i calcoli! Dopo poco tempo la Dexter implose e uscì dal mercato a partire da gennaio 2016. Nel 2008, Buffett stesso sottolineò come la Dexter fu “il peggiore affare che avesse mai fatto.” Fra gli altri errori commessi rientra una perdita di miliardi di dollari sull’acquisto di obbligazioni Energy Future Holdings.

2. Buffett = Value Investing

Come molti sanno, Buffett era l’allievo prediletto di Benjamin Graham, uno dei maggiori economisti del 20° secolo. Il professor Graham inculcò nel giovane Warren la teoria del value investing, ovvero di acquistare titoli a buon mercato rispetto al valore del loro patrimonio netto e tenendoli in portafoglio fino a quando il loro valore intrinseco rifletteva il vero prezzo di mercato, per poi venderli e guadagnarci. Ma l’influenza del suo primo socio, Charlie Munger, contribuì a far riflettere Buffett su metodi alternativi di investimento. La filosofia d’investimento di Munger era quella infatti di acquistare grandi imprese in franchising “resistenti” alla pressione competitiva. Convinse quindi Buffett che l’approccio di Graham non avrebbe funzionato se voleva portare la Berkshire ad un livello superiore. Il risultato fu che il portafoglio del Berkshire è oggi concentrato su aziende con titoli a lungo termine come Coca-Cola, Wells Fargo, Procter & Gamble, American Express e Wal-Mart. Si tratta di azioni blue-chip con caratteristiche finanziarie che non hanno alcuna affinità con l’approccio insegnatogli da Benjamin Graham, in termini di condizioni finanziarie-aziendali. Anzi, Buffett concorda con Munger sul concetto di avere un portafoglio che enfatizza meno titoli di valore possibili. Si chiacchiera molto dell’influenza che Charlie Munger ha avuto su Warren Buffett: cosa che, probabilmente, non trova d’accordo molti investitori.

3. Buffett Evita Di Investire Nel Settore Tech

Buffett parla spesso di investire in imprese di cui riesce a capire ogni aspetto economico. Per lui il settore tecnologico non soddisfa questo criterio. Eppure, se si guarda al portafoglio della Berkshire Hathaway, vi è una discreta presenza di titoli tecnologici. È vero che l’allocazione è piccola rispetto alla dimensione totale del portafoglio, ma comunque esiste. Considerate IBM, ad esempio. Nel terzo trimestre del 2015, IBM ha rappresentato il 9% del suo portafoglio. I servizi informatici comprendono una grande percentuale del business di IBM, ed è probabile che questa sia la logica principale utilizzata per l’acquisto di tale titolo. Detto ciò, è anche vero che IBM non si è rivelato un investimento di successo: a novembre 2015, ha fatto perdere ben $ 2 miliardi alla Berkshire Hathaway! Tuttavia, il portafoglio di Buffett comprende anche Verisign, azienda coinvolta nel settore delle infrastrutture Internet, Verizon e Charter Communications. Buffett evita ancora di acquistare titoli Microsoft, l’azienda fondata da suo caro amico Bill Gates. Ad ogni modo, l’avversione di Buffett per i titoli tecnologici è fondata, ma potrebbe cambiare lentamente con il passare del tempo.

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