I 9 Peggiori Errori Commessi Dagli Investitori Alle Prime Armi

Consigli sugli Investimenti

Chi fa trading sa benissimo che il suo investimento può andar bene o male. Si tratta quindi di un’operazione soggetta ad una certa quantità di rischio, che potrebbe portare alla perdita di parte o dell’intero capitale. Ma fare trading è difficile anche perché si tratta di un mondo vasto e articolato, con un’infinita gamma di mercati in cui operare e che includono azioni, forex, materie prime, etf etc. Il rischio di sovraesposizione è sempre in agguato e non si dovrebbe mai aprire un trade per il semplice gusto di farlo. Ma è anche vero che se trascurate le alternative di trading, potreste limitare le vostre opportunità di guadagno. Oggi vorrei elencarvi quelli che sono comunemente considerati gli errori più comuni commessi dagli investitori alle prime armi.

1. Credere Che Investire Sia Un Gioco D’Azzardo!

Non confondete mai il gioco d’azzardo con l’investimento. Chi agisce “alla cieca” e compra titoli a caso, non sta investendo! Investire significa prendere una decisione dettata da una certa conoscenza sull’azione che si sta compiendo.

2. Non Fare Ricerche Adeguate

Altro errore che commettono i trader “novellini” è quello di non fare adeguate ricerche sul titolo e l’azienda in questione prima di investire. Ma la ricerca aiuta a capire meglio se quello rappresenta un investimento di qualità o meno. Questo comporta trovare informazioni utili sull’azienda (tramite l’analisi tecnica) e i suoi piani di business.

3. Non Avere Un Orizzonte Temporale

Mai investire senza avere un orizzonte temporale in mente. Se avete intenzione di accumulare denaro per comprare una casa, ad esempio, l’orizzonte temporale dovrebbe essere di medio termine. Al contrario, se state investendo per finanziare l’istruzione universitaria di un figlio appena nato, per voi sarebbe più adatto un investimento a lungo termine. In poche parole, dovrete trovare investimenti adatti al vostro orizzonte temporale.

4. Non Bilanciare Rischio e Rendimento

Ad ogni rendimento atteso corrisponde una certa percentuale di rischio. Se un investimento offre rendimenti molto interessanti, guarda anche il suo profilo di rischio e vedete quanti soldi si potrebbero perdere se le cose vanno male. Inoltre, mai investire più di quello che ci si può permettere di perdere.

5. Non Considerare La Propria Tolleranza Al Rischio

Non perdete mai di vista la vostra tolleranza al rischio (o capacità di assumere rischi). Se siete il tipo di investitore che mal digerite la volatilità e i molteplici alti e bassi associati al mercato azionario, forse sarebbe meglio investire in azioni blue-chip di un’azienda solida e già affermata, piuttosto che nel titolo più volatile di un azienda agli inizi della propria attività.

6. Non Diversificare

Mai mettere tutte le uova nello stesso paniere! La diversificazione è un modo per evitare la sovraesposizione a qualsiasi investimento. Avere un portafoglio composto da più investimenti vi proteggerà se uno di loro andrà male, ma aiuta anche a proteggere contro la volatilità e movimenti di prezzo “estremi”.

7. Farsi Ingannare Dai Prezzi Bassi

Un titolo che ha un costo basso non sempre è un buon investimento. Il vero investimento è quello di trovare titolo di valore. In questo senso, anche un’azione con un prezzo alto potrebbe ancora offrire valore in termini di prospettive di ritorno. Una penny stock a basso prezzo potrebbe sembrare allettante se ci si basa solo sul prezzo, ma potrebbe rivelarsi un terribile investimento. Il “trucco” è quello di capire se si ha davanti un titolo sottovalutato e che quindi sia destinato a salire nel tempo.

8. Non Tener Conto Delle Tasse

Bisogna sempre tener conto dell’aspetto fiscale dell’investimento. In Italia, la tassazione delle rendite finanziare al 26% è stata sancita dagli articoli 3 e 4 del Dl n. 66/2014 e confermata con la Legge di Stabilità 2015. Si applica ai redditi di capitale ma anche ai redditi diversi di natura finanziaria e quindi anche ai redditi finanziari percepiti nell’esercizio di attività di impresa mentre sulle plusvalenze relative alle partecipazioni qualificate rimangono soggette alla tassazione sostitutiva che concorre alla determinazione del reddito del 49,72%. Si applica quindi a:

  • dividendi percepiti;
  • interessi maturati su conti correnti bancari e postali;
  • redditi derivati da obbligazioni e cambiali finanziarie.

Dalla tassazione sono escluse (perché tutelati nell’interesse pubblico), le seguenti rendite:

  • titoli di Stato e buoni fruttiferi postali emessi dalla Cassa depositi e prestiti e dei titoli equiparati, emessi da organismi internazionali, l’aliquota sulle rendite finanziarie rimane al 12,5%;
  • obbligazioni emesse da Stati inclusi nella white list 2017, l’aliquota rimane al 12,5% anche per le obbligazioni emesse dai loro enti territoriali;
  • obbligazioni di progetto aliquota al 12,5% solo per gli interessi maturati su questi strumenti finanziari ma non sui redditi di capitale o sui redditi diversi di natura finanziaria derivanti dalla loro cessione o rimborso;
  • fondi pensione INPS e forme di pensione complementare rimangono esclusi dall’aumento delle rendite finanziarie al 26% in quanto già interessate dall’aumento dall’11% all’11,5% dell’imposta sostitutiva dovuta sul netto maturato nel 2014, introdotto sempre dal Dl 66/2014.

9. Non Considerare Le Commissioni

Altro elemento importante ma a cui i trader “novellini” non fanno caso, sono le commissioni di negoziazione e di intermediazione. Vi consiglio di guardarvi intorno e trovare un broker che non faccia pagare commissioni eccessive, in modo da poter massimizzare il ritorno sull’investimento.

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