Come Scegliere Un Titolo Indicizzato

Notizie sulla Finanza

Per titolo indicizzato s’intende uno strumento finanziario costruito in modo tale da evitare che si assista ad una eccessiva perdita del potere d’acquisto degli stessi. Al momento dell’emissione, il titolo viene legato ad un particolare indice che esprime le modalità del calcolo del rimborso e/o del rendimento. L’idea che sta alla base di questi titoli nacque ufficialmente nella Repubblica di Weimar (ovvero la Germania del primo dopoguerra), ovvero quando il paese teutonico era nel pieno di una fortissima crisi economica, che provocò una iperinflazione e successivamente la conseguente perdita di potere d’acquisto. Quindi, nessuno voleva investire in titoli il cui valore, dopo poco tempo, poteva sparire. E per tale motivo il governo di Weimar creò uno strumento che uniformasse il valore dei titoli ad altri indici, in maniera tale da mantenerne intatto il potere d’acquisto e favorire gli investimenti.

Criteri di Valutazione

Quando il risparmiatore decide di investire in titoli indicizzati all’inflazione, dovrebbe per prima cosa controllare che l’indicizzazione riguardi sia le cedole che il capitale rimborsato alla scadenza. Questo perché è soprattutto quest’ultimo a subire gli effetti più negativi del rialzo dei prezzi, soprattutto quando la scadenza è lontana nel tempo. Quello che sanno in pochi è l’impatto di un tasso di inflazione moderato sui nostri risparmi se il tempo trascorso è molto esteso. Ad esempio, è sufficiente il 2% annuo di crescita dei prezzi per dimezzare il potere di acquisto di una somma dopo 35 anni. Quindi, per chi desidera impiegare i propri risparmi in titoli ad indicizzazione reale, la prima cosa da considerare è l’estensione di quest’ultima al capitale rimborsato. Altro aspetto da valutare prima di investire in titoli indicizzati, riguarda la modalità con cui l’inflazione viene “inclusa” all’interno degli interessi e del capitale pagato. Spesso, infatti, i bond emessi da società private o dalle banche, corrispondono interessi pari all’incremento dell’indice dei prezzi al consumo maggiorato di una certa percentuale. Così, ipotizzando che lo spread sia dell’1% e che l’inflazione sia del 2,5%, la cedola sarà pari al 3,50%. Questo tipo di indicizzazione “maggiorata”, nel senso che si somma il tasso di inflazione allo spread, è però ingannevole. Visto che il legame tra il tasso reale e quello nominale non è di tipo additivo ma moltiplicativo, il meccanismo risulta troppo penalizzante.

Tuttavia, oltre al fatto che i titoli ad indicizzazione finanziaria generano interessi modesti durante le fasi di ribasso nei tassi di interesse, essi presentano due rischi che pochi conoscono. Ovvero:

  • Alcune emissioni non pagano alcuna maggiorazione rispetto al parametro di riferimento. Ad esempio, esistono dei bond privati che liquidano gli interessi al tasso Euribor “pulito”. Vi sono anche delle obbligazioni bancarie che offrono addirittura uno spread negativo, cioè che rende in misura inferiore del parametro finanziario cui gli interessi stessi sono correlati. Per tale motivo è consigliabile informarsi bene e valutare caso per caso l’acquisto, perché anche all’interno di una categoria di investimento “sicura” si celano in realtà dei rischi non indifferenti.
  • Le cedole sono correlate ai tassi di interesse a breve termine. Visto che non esiste un unico tasso ma una “scaletta” di tassi relativi alla durata dell’investimento, difficilmente i rendimenti di un titolo a 8 anni e quelli di un titolo con durata biennale coincideranno. Senza scendere troppo in particolari, bisogna rilevare che un eventuale rialzo dei tassi a lungo termine in assenza di un incremento di quelli a breve termine, danneggerà i detentori di bond indicizzati, poiché la loro remunerazione non crescerà in modo adeguato.

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