Cosa Significa La Vittoria di Trump Per i Mercati Finanziari

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Già parecchi mesi prima delle elezioni presidenziali americane, i mercati finanziari erano in fermento. Perlopiù, erano spaventati dalle possibili ripercussioni economiche che avrebbe avuto una vittoria del candidato repubblicano, Donald Trump, in quanto alcuni punti del suo programma avrebbero creato molta instabilità nei mercati. D’altronde, una vittoria della Clinton avrebbe portato pressione sulle case farmaceutiche, bloccando i rincari dei medicinali. Anche se alcuni operatori degli ospedali avrebbero beneficiato della continuazione di alcuni sussidi introdotti con l’Affordable Care Act, meglio noto come Obamacare. La vittoria a sorpresa di Trump ha invece rafforzato il tema di rilancio che ha influenzato i mercati globali negli ultimi mesi. Richard Turnill, analista di BlackRock, spiega che la reflazione è stata un tema chiave nel corso degli ultimi mesi e, in presenza di segnali crescenti sulle pressioni dei prezzi, le banche centrali hanno solitamente una maggiore tolleranza nel lasciar correre l’inflazione e l’enfasi politica perché rappresenta un ottimo stimolo fiscale. La vittoria di Donald Trump e il controllo del Congresso da parte della sua corrente politica, potrebbe amplificare sul breve termine la crescita degli indici.

Il controverso Trump ha ribaltato anche quella che è stata la politica repubblicana degli ultimi decenni attuando una sorta di “nazionalismo estremo”, respingendo il commercio e appoggiando le tariffe libere per proteggere l’industria americana da ciò che egli chiama concorrenza sleale (export dalla Cina in primis). Il neo presidente ha anche escluso in modo categorico il supporto all’accordo Trans-Pacific Partnership in qualsiasi forma. Trump, inoltre, dovrebbe attuare dei notevoli tagli fiscali delle imprese, nonché una maggiore spesa per le infrastrutture nel medio termine. Tali misure, se attuate nei tempi e nei modi giusti, potrebbero creare posti di lavoro e sostenere la crescita dei salari, alimentando ulteriormente una tendenza reflazionistica e aumentare il deficit fiscale. Senza contare che la Fed dovrebbe aumentare i tassi d’interesse il mese prossimo, con la possibilità di un crescente rialzo degli stessi nei mesi a venire. Altre misure economiche dovrebbero riguardare la rete delle infrastrutture degli Stati Uniti. Lo stato di strade e ponti degli USA è uno dei pochi temi su cui i due candidati erano concordi nel rivedere. Nonostante un disegno di legge da 305 miliardi per il miglioramento delle infrastrutture approvato lo scorso anno, gli esperti sostengono che il paese stia ancora spendendo molto poco per la costruzione o il rifacimento di strade, ponti, porti, aeroporti, centrali e linee elettriche e altre infrastrutture di quanto dovrebbe. Ad ogni modo, un intervento in questo settore darebbe una spinta notevole alla crescita economica. Questo perché i tassi di interesse, oggi molto bassi, renderebbero tali investimenti meno costosi per le tasche degli americani.

trumpRegna invece l’incertezza sulle obbligazioni di lunga durata. I titoli azionari americani rimangono ancora attraenti, ma la crescente incertezza politica non permette di fare previsioni a lungo termine. Ad ogni modo gli analisti si aspettano che le azioni cicliche e di valore (soprattutto del settore finanziario e minerario) sovraperfomino, mentre i titoli del settore sanitario dovrebbero sottoperformare da un governo Trump. Si prevede inoltre che aumenteranno i rischi economici e di mercato a lungo termine. Quello che è certo è che l’elezione a sorpresa di Donald Trump ha aumentato l’incertezza politica legata alla deriva populista delle sue precedenti dichiarazioni, soprattutto quelle riguardante i nuovi accordi con i partner europei. Il presidente eletto ha promesso di rinegoziare o annullare alcuni accordi commerciali, ma anche rivedere il ruolo degli USA nella Nato se i membri europei non spenderanno di più per la Difesa. Dal punto di vista commerciale, le politiche di Trump potrebbero danneggiare i mercati globali particolarmente dipendenti dalle esportazioni emergenti (EMs) e indebolire anche lo yuan cinese.

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